
E’ bello perdersi in tante letture, rimanere affascinati da migliaia di libri ed ammaliati da ogni performance teatrale, perdersi incantati anche dai tanti sistemi e servizi di AI. L’attitudine a leggere dentro, trovare connessione tra le idee, le emozioni e i gesti, il desiderio di ragionare e apprendere, sono le condizioni per riuscire a superare l’osservazione superficiale e tendere verso la capacità di pensare, comprendere, spiegare fatti e azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare e migliorare l’adattamento.
Se tutto questo può essere definito intelligenza è difficile pensare che esista un’idea unica onnicomprensiva di questo complesso di facoltà che accomuna tutti e tutto a cui tutti tendano anche quei sistemi che vengono definiti artificiali.
Se l’Intelligenza umana è biologica e contestuale ed eccelle per comprensione semantica e creativa, l’AI che simula la precedente è algoritmica e basata su dati per eccellere nei processi di grandi volumi di dati. Il futuro è l’integrazione umano-AI e si declinerà nella capacità di:
supportare e potenziare le decisioni umane (Intelligenza Aumentata);
collaborare in maniera profonda, apprendimento reciproco, co-creatività (Intelligenza Simbiotica);
progettare eticamente l’AI attorno ai bisogni umani (Human-Centered AI);
creare mappe concettuali generate dall’AI per apprendimento/lavoro (uso comune).
Il dibattito scientifico moderno tende a considerare l’intelligenza più come un “arcipelago” che come una singola unità solida. E’ una metafora potente che descrive la mente, la conoscenza o l’intelligenza artificiale non come un blocco unico e monolitico, ma come un insieme di isole distinte, ognuna con caratteristiche proprie, che emergono da un mare comune. E’ anche una metafora della realtà, questa immagine descrive la complessità del mondo, dove la realtà è frammentata in molteplici prospettive, ognuna delle quali è un’isola da esplorare. In sintesi, l’intelligenza come arcipelago rappresenta un approccio plurale, connesso e interdisciplinare alla conoscenza e allo sviluppo tecnologico.
Perdersi nella molteplicità delle intelligenze evoca la rivoluzionaria teoria formulata dallo psicologo Howard Gardner nel 1983, che ha scardinato l’idea monolitica di un’intelligenza unica e misurabile solo tramite il QI. Gardner sostiene che l’intelligenza è un insieme di capacità distinte, dinamiche e potenzialmente sviluppabili, che rendono ogni individuo unico.
Se le intelligenze umane sono multiple, l’AI può essere declinata in diverse categorie a seconda del livello di capacità, della funzionalità o dell’approccio tecnico. La suddivisione per capacità include un’AI debole che è l’IA attualmente esistente, progettata per eseguire compiti specifici (es. assistenti vocali, algoritmi di raccomandazione, riconoscimento facciale); un’AI generale che possiederebbe le capacità cognitive umane, in grado di svolgere qualsiasi compito intellettuale che un essere umano è in grado di compiere; una superintelligenza artificiale un livello teorico in cui l’IA supera l’intelligenza umana in ogni campo. La suddivisione per funzionalità distingue tra sistemi che reagiscono a input specifici basandosi su regole predefinite, senza memoria né capacità di apprendimento dal passato; sistemi che possono memorizzare dati passati per un breve periodo per migliorare le proprie decisioni; sistemi futuri in grado di comprendere emozioni, credenze e intenzioni umane; sistemi autoconsapevoli,Il livello massimo teorico, in cui le macchine hanno coscienza di sé. La suddivisione per approccio tecnico/funzionale comprende il Machine Learning (Apprendimento Automatico) che include algoritmi che imparano dai dati per fare previsioni o decisioni senza essere esplicitamente programmati; il Deep Learning un sottoinsieme del machine learning basato su reti neurali artificiali profonde, utile per compiti complessi come il riconoscimento di immagini e linguaggi; IA Generativa sistemi capaci di creare nuovi contenuti (testi, immagini, musica) partendo da un input. Inoltre, si distingue tra IA software (chatbot, analizzatori di dati) e Intelligenza Incorporata (robotica, veicoli autonomi).
In definitiva, le unicità e le molteplicità delle intelligenze umane e artificiali nel teatro non si configurano come sostituti, ma come nuovi, sofisticati compagni di scena. Mentre l’IA elabora dati e crea scenari algoritmici, l’intelligenza umana mantiene il monopolio su ciò che rende il teatro insostituibile: l’empatia, il ‘qui e ora’, l’emozione autentica. La vera magia risiederà nella capacità di ibridare tutte le sottocategorie intelligenti possibili, trasformando anche le macchine da meri strumenti a interlocutori creativi, capaci di espandere i confini della rappresentazione scenica senza mai tradire l’anima umana dello spettacolo.
In realtà volevo scrivere di altro…mi rifarò nei prossimi articoli.